Big Data, come la pensa l’inventore del web

Tim Berners-Lee, al World Retail Congress di Roma, ha raccontato il futuro prossimo del retail per effetto di mobile, intelligenza artificiale. E, soprattutto, della crescita dei dati

15 Set 2015

Ospite attesissimo al World Retail Congress di Roma, svoltosi per la prima volta in Italia dall’8 al 10 settembre, Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, una delle persone più influenti al mondo nel settore tecnologico e tutto ciò che è legato alla tecnologia, non ha deluso le aspettative di coloro che hanno seguito il suo intervento, la maggior parte dirigenti e professionisti della distribuzione mondiale, dando una visione chiara del futuro del retail e delle opportunità che la prossima fase di internet avrà nel commercio. Ma anche richiamando le aziende stesse sui doveri che il loro ruolo impone rispetto ai consumatori e utenti. Nonostante abbia espresso punti di vista a volte provocatori rispetto un pubblico “retail” ( “L’intelligenza artificiale dominerà il retail, ma per chi lavora: il brand o l’individuo?”) Berners-Lee ha sedotto il pubblico, facendo capire come sia sempre necessario osservare le cose da un’altra prospettiva e ricordando che esiste un’etica.

Ecco in sintesi le tendenze che domineranno il futuro del retail secondo il papà del web.

Big Data: è sicuramente uno dei trend più importanti, una potentissima leva tecnologica per tutte le aziende della distribuzione, ma la loro gestione si deve evolvere. Le aziende dovrebbero acquisirli in maniera più trasparente e cominciare a condividerli completamente con i clienti stessi, affinché ne possano trarre vantaggio anche questi ultimi. Lo spirito collaborativo, di condivisione di conoscenze (temi cari alla più alta cultura delle rete) deve essere fatto proprio anche dalle aziende, così da migliorare l’interazione con i propri clienti. Attualmente le aziende sfruttano davvero poco le potenzialità dei dati, fondamentalmente per l’advertising, ma questo è davvero il minimo che si potrebbe fare. Ma, sopratutto, i dati raccolti se sono utili alle aziende, possono esserlo infinitamente di più per gli utenti, ai quali Berners-Lee crede, possa portare davvero un grande miglioramento nella gestione della propria vita.

Questa visione, quasi una battaglia, relativamente ai Big Data, Sir Tim la porta avanti già da alcuni anni e fa parte di quello che egli considera “the next web”, insieme alla net neutrality. Per le aziende, i big data possono, devono essere non solo un’opportunità di business, ma l’occasione per essere agenti di positivo cambiamento nella mondo e instaurare un nuovo tipo di relazione con i consumatori.

Mobile: secondo Sir Tim l’odierna industria del retail dovrebbe stare più attenta a quanto succede nel settore mobile, alla sua larghissima diffusione e dinamiche, e assicurarsi che tutte le loro tecnologie e piattaforme e-commerce siano ottimizzate per il mobile. “Il mobile sta permettendo ai mercati emergenti di essere presenti online molto velocemente – ha detto – la crescita è ora esponenziale, ma non lo sarà per sempre. Sarà interessante vedere cosa succede quando arriveremo a quell’ultimo 10, 5 % di persone e il mondo sarà interamente connesso”.

Intelligenza artificiale: l’utilizzo della IA nel retail è ancora in una fase acerba, le sue applicazioni sono ancora limitate, ma è certamente uno dei fattori tecnologici che rivoluzioneranno il retail del futuro, sia per quanto riguarda l’ecommerce che nell’esperienza in store.

Attualmente, dice Berners-Lee, il suo utilizzo è limitato, probabilmente, come consumatori, non ci rendiamo nemmeno conto delle tecnologie o applicazioni che utilizziamo e che hanno componenti di IA. Il tecnologo cita alcuni esempi, tra cui Siri (l’assistente virtuale dei dispositivi Apple che risponde a comandi vocali) che si basa su intelligenza artificiale, e su questo solleva quello che potremmo definire un problema etico, cioè per chi lavora l’intelligenza artificiale? “Quando chiedo a Siri di indicarmi il ristorante cinese più vicino, mi raccomanderà davvero il ristorante migliore “per me” o quello che fa più comodo a Apple, che in quel momento sta cercando di guadagnare più soldi possibile vendendo all’asta il fatto che hanno un consumatore affamato in linea che cerca un ristorante?”

L’intelligenza artificiale però, permetterà anche ai computer e i dispositivi di diventare molto più intuitivi nel business, di saper presentare informazioni e anche di fare acquisti, basandosi su algoritmi e dati acquisiti dalle macchine stesse.

Altre suggestioni del tecnologo sul futuro del retail, derivanti da big data e AI, sono state la collaborazione machine-to-machine che rivoluzionerà l’interazione tra staff e clienti all’interno dei negozi, e la “umanizzazione” delle interfacce nell’e-commerce.

(photo credits Paul Clarke)

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