La bolla dot.com? Ecco perché non si ripeterà

Un investitore come Marc Andreessen (da Facebook a Pinterest) sostiene che non ci sarà un altro 2000. Come dimostra una serie di grafici selezionati dalla sua società di venture capital

15 Lug 2015

Periodicamente in Silicon Valley, e non solo, torna ad aggirarsi lo spettro della cosiddetta “bolla delle dot.com”. Ma c’è davvero il rischio per le startup americane di rivivere i tempi della bolla speculativa delle società che operavano in internet, quella che si gonfiò e poi esplose tra il 1997 e il 2000?

Secondo alcuni analisti la nascita di tantissime società a responsabilità limitata del settore tecnologico e la facilità con la quale alcune di esse bruciano enormi quantità di denaro ci potrebbe portare indietro di un ventennio. C’è chi, invece, pensa a quella bolla come a un incidente isolato e crede ottimisticamente che la situazione odierna sia ben diversa.

Marc Andreessen, ad esempio, uno degli uomini più influenti della Silicon Valley, cofondatore della società di venture capital Andreessen Horowitz, e investitore di alcuni dei giganti del tech come Facebook, Foursquare e Pinterest, è convinto che la bolla non si ripeterà perché i tempi sono cambiati e, mentre, “nel 2000 c’erano 50 milioni di persone connesse in Internet e il numero di smartphone era pari a zero, oggi si hanno 3 miliardi di utenti di internet e 2 miliardi di smartphone”.

Le startup, però, devono essere caute nella gestione del capitale perché i “burn rate” (la quota di denaro spesa in un mese) è troppo alta e “nessuno vuole investire in un inceneritore di denaro”, scrive Andreessen su Twitter.

A supporto della tesi ottimistica di Andreessen, tre partner della sua società di venture capital, Morgan Bender, Benedict Evans e Scott Kupor, hanno pubblicato una serie di grafici, dimostrando che, rispetto alla fine degli anni Novanta, si hanno altri livelli di rapporto prezzo/utili delle società tech, differenti percentuali di finanziamento rispetto al PIL e alle persone connesse in internet, e che i volumi di investimento attuali sono molto più piccoli se rapportati al maggior numero di navigatori.

I ricercatori sostengono, quindi, che lo sviluppo dei cosiddetti unicorni (le società con una valutazione superiore al miliardo di dollari) e la mancanza di offerte pubbliche iniziali (IPO) indicano che la gran parte del valore andrà direttamente agli investitori privati.

Ecco i loro numeri

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